2x08 Aggression

Bentornati all'appuntamento settimanale che più mi appassiona, le (lunghe) chiacchierate su Absentia. Grazie per i commenti della scorsa volta, mi avete fatto rivivere le emozioni di una puntata sconvolgente!

Arrivati all'ottava puntata dovrei essermi tatuata a fuoco sulla pelle l'assioma incontrovertibile secondo il quale qualsiasi elemento presente in Absentia, anche quelli meno significativi a una prima lettura, quelli che sembrano non aver spiegazione, o perfino certi dettagli narrativi che appaiono messi lì per caso, un senso invece ce l'hanno sempre. E solitamente si tratta di un senso piuttosto massiccio e sconvolgente, al quale saremmo potuti arrivare con il senno di poi, perché gli indizi erano lì sotto ai nostri occhi. Ma chi ci pensava?
Me lo ripeterò come un mantra e non mi farò mai più cogliere di sorpresa come è successo con il twist finale di questa puntata, che mai nella vita mi sarei aspettata. [Non è vero, mi piacciono gli shock a cui Absentia ci sottopone].

Ed è così che si scopre che il nostro paternalistico e soporifero psicologo, l'ultimo personaggio su cui avrei puntato i riflettori, quello che non mi avrebbe insospettito nemmeno se si fosse presentato al lavoro con una katana insanguinata, data la monotonia profonda che la sua figura mi suggeriva, così professionale da riuscire a sfornare consigli appena usciti da una rivista per casalinghe anni '50, tra cui segnaliamo gli indimenticabili e originali: “Trovati un hobby, il matrimonio è sacro”e “Hai voluto la bicicletta, pedala”, si è trasformato in un presunto scienziato pazzo che ha avuto accesso agli esperimenti designati per studiare l'ormone responsabile di una migliore gestione dello stress post traumatico, in soggetti predisposti naturalmente a una maggiore resilienza.

Al momento non sappiamo se abbia effettivamente varcato la soglia etica degli esperimenti non autorizzati sugli esseri umani, perché l'unico nome che viene fatto è quello del dottor Shen buonanima, ma io direi proprio che il dottor O. è dentro fino al collo. E dalla reazione di puro orrore di Emily nel rendersi conto che il figlio è in mano a quest'uomo, direi che lo pensa anche lei. 
L'urlo silenzioso di assoluta angoscia, in un primo piano che esclude qualsiasi altra distrazione sensoriale, è agghiacciante e io credo rappresenti il capolavoro recitativo di Stana Katic in Absentia, se non in assoluto. Abbiamo sempre detto che è capace di trasmetterci il suo mondo interiore senza bisogno di parlare, ma questa sua abilità sta raggiungendo vette alle quali non crederei se non le vedessi. Un plauso ad Absentia per permetterle di esprimersi e stupirci con il suo immenso talento. [Ho già detto di essere di parte. Sorry, not sorry]. Inoltre la puntata è disseminata di suoi primi piani da urlo, scelta che appoggio totalmente, per l'intensità che veicolano e che non sarebbe altrettanto raggiungibile a parole, nel noto detto “Show, don't tell”.

La puntata si apre con un incipit di solenne, ma composta commozione – la veglia in onore di Tommy, a cui partecipano persone che lo hanno conosciuto e apprezzato come poliziotto e amico - che non solo si collega perfettamente al finale dello scorso episodio, rispettandone l'intensità tragica con cui abbiamo scoperto della sua morte, ma che ci permette di vivere la scena dal punto di vista di Emily, con il mondo esterno che rimane ovattato sullo sfondo, mentre noi camminiamo (e soffriamo) con lei.

È una Emily molto provata quella che incontriamo al bar dopo averla lasciata a pezzi una settimana fa, stoica come al solito e ripiegata sul proprio dolore, attenta però a non farlo straripare, sia per non andare in frantumi lei stessa, sia per onorare fino in fondo Tommy, senza rendersi protagonista con un dolore troppo esplicito, che porrebbe ulteriore attenzione su di lei.
Ho amato l'abbraccio che scambia con il padre, che la conosce abbastanza bene da sapere come fare a starle accanto senza farle pressioni, senza risultare invasivo o inopportuno, dandole i suoi spazi, ma rendendosi disponibile in caso di bisogno.

Ammetto di essermi commossa, sia nel ricordo affettuoso ed essenziale che viene fatto di Tommy, compreso il “crazy accent” che lo rendeva incomprensibile, sia nel rivederli felici insieme in quei pochi momenti di spensieratezza che sono stati loro concessi, grazie ai flashback che sfuggono al controllo razionale di Emily, gravati dal rimpianto dolce amaro di quello che sarebbe potuto essere e non sarà. È una scena che sa rendere efficacemente l'ineluttabilità della morte di Tommy, che non rivedremo mai più. E non lo rivedrà Emily. Questa cosa ha il potere di commuovermi ogni volta.

L'unica cosa che può fornire a Emily la forza di andare avanti è dare la caccia alla verità, qualsiasi costo essa comporti, per rendergli giustizia – a lui e a tutte le altre vittime, compresa lei stessa.
Altrettanto doloroso da vivere è stato il momento in cui Emily, facendo irruzione nell'auto e sedendosi nel posto in cui è morto (già questo mi fa venire la pelle d'oca), trova sul sedile il braccialetto che Tommy aveva voluto per sé, una prova tangibile della sua assenza che fa deflagrare le sue emozioni, oltre a mandare avanti l'indagine.

Mi sono accorta in fretta che Emily è molto diversa dalla donna che abbiamo conosciuto in Moldova, impavida e inarrestabile. Cerca di tenere un basso profilo, evita di mettersi al centro dell'azione, è più chiusa in se stessa, è più simile alla donna che era prima di partire per l'Europa.
Non ha certamente perduto le sue caratteristiche innate di cui abbiamo visto un robusto dispiegamento nella missione sotto copertura, e non la interpreto come una regressione. Credo semplicemente che le sia più congeniale un ambiente in cui possa esprimersi e muoversi con più agio per seguire liberamente il suo famoso istinto, invece che dover rispettare le regole e le imposizioni di natura politica che un ruolo all'interno delle istituzioni prevede, cosa che invece riesce benissimo a Crown, al quale importa di più spazzolare il proprio ego e fare bella figura con i superiori, che scoprire la verità. Infatti è restio a concedere a Cal ed Emily il permesso di proseguire con le indagini, che per me è fuori da ogni logica.

Emily sa molto bene, però, che per avere più opportunità di successo deve rimanere all'interno “del sistema”, motivo per cui limita la sua indole temeraria, pur non riuscendoci mai completamente e provocando per questo discrete emicranie al povero Cal.

Anche il loro rapporto mi sembra essersi impercettibilmente affievolito, ma ne attribuisco il motivo alle circostanze diverse in cui si trovano attualmente: se in Moldova era stato naturale avvicinarsi e sostenersi l'un l'altro a causa delle numerose sfide estreme alle quali erano sottoposti, non avendo nessun altro su cui contare per sopravvivere, un contesto più tranquillo come Boston riallinea la giusta distanza che esiste tra loro per il fatto di essere ancora alle fasi iniziali di un processo di lenta conoscenza reciproca, mettendo contemporaneamente in luce le loro differenti, se pur complementari, personalità.

Cal è molto più ligio alle regole ed è, tra i due, l'elemento stabilizzante che tende a prevedere e contenere gli improvvisi slanci incontrollati di Emily, che è invece il motore propulsore della coppia, la persona che intuisce i collegamenti nascosti, che si lancia a testa bassa dietro a ogni indizio e che ha poco tempo e pazienza per dettagli istituzionali, quali ottenere un mandato ufficiale, che sono cose che invece premono a Cal per inclinazione personale e, io sospetto, visti i riferimenti al suo oscuro passato fatti da Holt, anche per rigare dritto e non commettere passi falsi.

Questo non significa che non siano stati fatti passi avanti nel loro rapporto. La Moldova ha accelerato il processo in modo proficuo e alcuni piccoli, ma significativi effetti sono chiaramente visibili, dal momento che Emily – di solito diffidente a livelli paranoici (direi giustamente, per quello che ha passato), dimostra di fidarsi di lui, arrivando al punto di confessargli spontaneamente i suoi sospetti sulla morte di Tommy, che crede legata alla sua irruzione negli uffici della Catalyst Diagnostic, ammettendo schiettamente di non averlo fatto prima perché non lo conosceva abbastanza; affermazione che Cal incassa con notevole aplomb, come fa sempre quando si tratta di rispettare gli spazi che lei gli concede a fatica. Di fatto però la loro conoscenza è ancora alle fasi iniziali ed è normale che una volta tornati non vadano insieme a far la spesa al supermercato.

Cal si dimostrata sempre quel gentiluomo che abbiamo imparato a conoscere, quello che la tiene d'occhio e interviene per limitare il suo livello di stress quando tende a diventare incontrollabile e quello che, presentandosi alla sua porta, le chiede il permesso di entrare, nonostante fosse già implicito nel linguaggio corporeo di Emily che potesse farlo. 
Allo stesso modo accetta di essere messo alla porta, nonostante tutto voglia fare tranne che andarsene, quando viene congedato con un lapidario “Ne parliamo domattina”. È pronto a fare un passo indietro con profonda umanità e accettazione di ogni lato di Emily, anche quelli più spigolosi e spinosi, ogni volta che lei non intende farlo partecipe dei fatti propri ed è per questo che Emily inizia gradualmente a espandere il livello di fiducia che ripone in lui.
Cal è dotato di un garbo d'altri tempi. Magari andare insieme a fare la spesa potrebbe essere un'esperienza gradevole. È solo un suggerimento.

Per Emily la vita quotidiana si rivela sempre ardua da affrontare, nonostante le sue enormi riserve di forza di volontà. L'acqua in ogni sua forma – in questo caso la pioggia quando si presentano all'università alla ricerca dello scienziato che si occupa del progetto Quill – le ricorda inesorabilmente il suo trauma. Questa volta è evidente lo sforzo che fa di affrontare le immagini spaventose che le affiorano alla mente con più lucidità e controllo. Fa respiri profondi e si immerge nell'esperienza sensoriale-uditiva della pioggia, cercando di non farsene sopraffare. E infatti ci riesce, se pure a fatica.
La situazione diventa invece insostenibile nei minuti finali, quando viene fatto il nome di Shen e si rende improvvisamente conto della realtà che si trova davanti. Lei era una vittima destinata perché rispondeva ai criteri, come le ha detto Laurie/Logan.

In quel momento il colpo è troppo grande e il suo equilibrio si sgretola. Le allucinazioni si sovrappongono alle immagini reali ed Emily torna prigioniera del suo trauma, man mano che le implicazioni di quello che ha ascoltato diventano più evidenti nella sua mente. Sono tra le migliori scene della puntata e non posso che applaudire le scelte scenografiche e cinematografiche anche di questo ottavo episodio, che a un certo punto mi ha ricordato lo stile di Kubrick, per quel senso di soffocamento in un contesto labirintico e spersonalizzante come quello del laboratorio. Pur riconoscendo alla puntata uno scopo più informativo e propulsivo in senso narrativo, mantiene gli standard di qualità delle ultime a cui abbiamo assistito.

Sul fronte dell'allegra famiglia Durand, ci sono notevoli progressi inaspettati, dopo che ci eravamo abituati all'idea di un lento ma inesorabile declino dei rapporti, senza troppi spargimenti emotivi da parte nostra.

Nick raggiunge finalmente il punto di rottura, perché non era umanamente possibile che continuasse a comportarsi come se andasse tutto bene, reprimendo le sue emozioni al punto da esserne ingolfato, ma proiettando rabbia e frustrazione intorno a lui, perché incapace di vederle dentro di sé. 
Nick viene messo di fronte alla cruda realtà che la sua famiglia ha imparato a fare a meno di lui, sia nella pratica, che da un punto di vista di supporto affettivo. Cerca goffamente di risolvere la situazione prendendosi qualche giorno di ferie, beneficiando moglie e figlio della sua presenza, ma ciò non basta a colmare le distanze, nonostante io abbia molto apprezzato la sua decisione di trascorrere del tempo di qualità con Flynn, perché il rapporto padre-figlio è una delle cose che mi sono più mancate finora. 
I nodi sono comunque venuti al pettine.

So bene che non è stato uno spettacolo edificante vederlo litigare con Alice, ubriacarsi nell'unico bar Boston – mi stupisce che i personaggi non si imbattano l'uno nell'altro, faranno i turni per non vedersi – e presentarsi da Emily. Soprattutto presentarsi da Emily, come se fosse normale fuggire da una situazione matrimoniale disastrosa per consolarsi nelle braccia della prima moglie creduta morta, senza tener conto dei suoi sentimenti, di quello che ha passato e dell'attuale condizione di sofferenza e precario equilibrio dopo la morte di Tommy. Di tutto aveva bisogno Emily tranne che trovarsi l'ex marito ubriaco in casa (casa frequentata tanto quanto l'unico bar di Boston) che tenta di “riallacciare rapporti”, tenendo conto dell'affetto che prova per lui nel presente e del fatto di averlo amato in passato. L'ha davvero gravata di un peso insostenibile, esattamente per come Nick è sempre stato abituato a fare.

Per quanto abbia desiderato personalmente cacciarlo con un attizzatoio rovente dopo avergli intimato di non tornare mai più, trovo tutte le sue scelte – discutibili e ben poco mature- molto coerenti con il personaggio. 
Nick non sa gestire le emozioni, soprattutto quando si sommano e diventano caotiche perché non sono mai state affrontate, non riesce a vedersi realisticamente come un essere umano fallace con limiti e debolezze, quando ha sempre creduto di dover impersonare l'eroe in divisa che non ha cedimenti e paure, che è qualcosa che nessuno gli ha chiesto e che rappresenterebbe un target troppo alto per chiunque. Era chiaro che sarebbe esploso ed era altrettanto chiaro che il primo passo sano da compiere era quello di fermarsi, guardarsi dentro con onestà e ammettere il proprio malessere per quanto difficoltoso e respingente potesse essere. Ammetterle a se stesso e ad Alice.

Non ho trovato così illogico che sia andato da Emily in un ultimo tentativo di arginare il nodo di disagio che provava e che aveva bisogno di defluire senza più essere trattenuto. Non lo desideravo affatto e sono molto felice di come sia andata a finire, ma ho sempre pensato che Nick non avesse mai effettivamente scelto di andare oltre con la nuova moglie, lasciando che Emily appartenesse al passato – come compagna, non come madre del figlio. Quel ruolo le apparterrà sempre. 
Penso che si sia sempre sentito inconsciamente colpevole per non averla sostenuta a dovere, una volta tornata tra loro, e in un certo senso credo si sia anche sempre sentito responsabile per lei, tanto da volerla tenere comunque d'occhio sia per affetto che perché spinto dal dovere, cosa che gli ha, nel tempo, provocato parecchia frustrazione, trovandola poco lineare da comprendere e poco incline ad assoggettarsi alle regole del mondo civile, e al suo controllo.

Nick si è reso conto di non essere al centro del mondo e il risveglio è stato piuttosto devastante, spingendolo verso una serie di azioni ben poco ponderate. Ecco perché va a cercare Emily. Perché cerca la strada più facile per sviare lo sguardo dai problemi, invece di accettare il fatto di essere a pezzi e dover fare qualcosa per uscire dal baratro, che non è certo mentire a se stessi o cercare conforto altrove.

Fortunatamente Emily ha salvato capra e cavoli e lo ha fatto senza spintonarlo fuori dalla porta urlando, ma con molta grazia e accoglienza della sua umana finitezza, consolandolo e riuscendo a respingere la sua folle offerta senza farlo sentire miserabile, ma ascoltato e capito. [Io sono qui ancora con l'attizzatoio in mano, ve lo dico]. È lei che mette un punto finale alla loro passata relazione dicendogli che non si torna indietro e non si può cancellare quello che è successo. 
Ed è anche grazie al suo intervento delicato ed efficace che Nick vede finalmente la luce e si rende conto di dover gestire la situazione in modo più maturo, assumendosi la responsabilità dei propri errori. In più apprezzo che Emily abbia dimostrato lealtà e solidarietà a una donna che tecnicamente avrebbe potuto considerare una rivale, ma di cui ha sempre invece riconosciuto i meriti, soprattutto quello di essere il vero sostegno per il figlio che hanno in comune. E nonostante Alice non abbia mai realmente ricambiato la stima nei confronti di Emily, che mi stupisce sempre per l'infinita accettazione e comprensione dei limiti e delle meschinità umane, elevandosi sopra di essi.

Il confronto successivo tra Alice e Nick era più che dovuto ed è stato brutale e molto onesto. Hanno confessato senza remore tutto quello che si agitava nel loro animo, comprese paure e fragilità, senza accusarsi a vicenda o recriminare, esponendosi all'altro con sincerità anche su temi dolorosi, come la sensazione di Alice di non appartenere a qualcosa di chiaro e stabile, la sensazione angosciante di aver fallito nel costruire costruito una famiglia con Nick. E Nick si è letteralmente denudato di fronte a lei, confessando ogni sua colpa e debolezza, riuscendo anche a dimostrarle vicinanza concreta. 
Non so come andrà da qui in avanti, ma credo fortemente che siano intenzionati a dare una vera chance al loro matrimonio, a partire da una comunicazione molto più diretta ed efficace.
Ne sono particolarmente sollevata. Per Emily.

(Da un punto di vista stilistico, mi ha colpito il candore abbacinante della scena in cui Alice è immersa, vestita lei stessa di bianco, che si contrappone all'oscurità che di solito circonda visivamente Emily).

Questa situazione d'altro canto mi fa intristire per Jack, che è invece felice ed entusiasta per la sua relazione con un candore che mi fa rabbrividire in vista di quello che succederà quando si renderà conto che il rapporto con Alice non era quello che credeva fosse, ma solo un fuoco fatuo destinato a spegnersi in fretta (come poteva davvero credere che avesse una possibilità di successo?). Mi preoccupa anche il suo instabile equilibrio, già messo in discussione dall'impossibilità attuale di tornare a fare il medico. So che è stata una sua libera scelta, ma non aveva bisogno di una cosa del genere a questo punto della sua vita.

Ora non vedo l'ora di continuare e vedere come Emily gestirà la rivelazione sullo psicologo, senza radere al suolo l'intera Boston. 
Fatemi sapere, come sempre, che cosa avete pensato della puntata e se vi siete incantati anche voi a guardare Emily salutare e fare le faccette al topo da laboratorio, distraendovi dalla trama

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